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«Ecco come ho comprato il mio Ipad: una corsa senza alcun ostacolo»

La corrispondente del Corriere: «Solo una breve attesa nella fila di chi non lo aveva prenotato»

 

Alessandra Farkas con James Ferreira, il venditore  dell’Apple Store sull’Upper West Side
Alessandra Farkas con James Ferreira, il venditore dell’Apple Store sull’Upper West Side

NEW YORK – «I am the proud owner of an Apple iPad». Sono la fiera proprietaria di un iPad Apple. Il pensiero mi viene in inglese – forse in omaggio al grande Steve Jobs, padre della Mela, e alla città dove vivo da ormai 30 anni – mentre stringo la mano di Steve James Ferreira, il venditore dell’Apple Store sull’Upper West Side di Manhattan che mi ha appena venduto il magico tablet di cui tutto il mondo parla. Non riesco quasi a crederci. E’ stato uno degli acquisti più semplici e indolori della mia vita. Forse perché le code oceaniche di Apple-fan impazziti, anticipate alla vigilia da giornali e TG, non si sono mai materializzate. Non qui nell’Apple Store vicino a casa mia, al numero 1981 della Broadway, dove, alle 9,40 di mattina, le due file che solo quindici minuti fa si


allungavano per circa due isolati, sono già evaporate. Nella “fila prenotazioni”, la più lunga, una dozzina di giovani che hanno ordinato il loro tablet per email aspetta il suo turno per entrare. Nel giro di pochi minuti sono di nuovo tutti fuori, con il loro iPad sotto braccio.


Vincent Paradiso, neo proprietario di due Ipad  (Sciaulino)
Vincent Paradiso, neo proprietario di due Ipad (Sciaulino)

GLI APPLAUSI – Ogni volta che uno di loro varca la soglia d’uscita, all’esterno scoppiano fragorosi applausi. Anche i poliziotti del New York Police Department, accorsi in attesa di chissà quale cataclisma, sorridono divertiti. Alle 9,30 in punto Vincent Paradiso, un 24enne ballerino del New York City Ballet, esce felice dal negozio portando a tracolla ben due delle leggendarie shopping bag bianco-argento della Apple. «Ne ho acquistati due, uno per me e uno per i miei genitori», racconta, spiegando di essersi messo in fila verso le sette e mezza del mattino, dopo aver notato una coda minuscola, dalla finestra del suo appartamento, proprio di fronte all’Apple Store. Non ha paura di acquistare a scatola chiusa un tablet prima di averlo testato? «Assolutamente no» replica Paradiso -. «Possiedo tutti i prodotti Apple e quindi so che sono facili, user-friendly ed auto-esplicatori. Mi pento solo di non averne comprati di più». Squilla il telefono. «Sono di fronte all’Apple store sulla Quinta avenue», mi racconta un’amica dall’altra parte del filo. «C’è ancora la bolgia e non so quando riuscirò a entrare». Anche se è stata più brava di me ed ha ordinato il suo iPad sul Web, la mia amica dovrà aspettare almeno un’ora per ritirarlo.


La home page di Corriere.it sull'iPad (Sciaulino)
La home page di Corriere.it sull’iPad (Sciaulino)

EFFICIENZA NEWYORKESE – Guardo il fotografo del Corriere Andrew Sciaulino e, senza pensarci su un secondo, mi fiondo nella seconda fila, quella “no reservation”. Le dieci persone di fronte a me scorrono velocissime lungo i cordoni di sicurezza e in un battibaleno siamo già tutti dentro, ognuno di fronte al suo venditore con la divisa blu. «Che efficienza straordinaria», rifletto tra me e me. «Chissà se anche in Italia, quando lo metteranno in vendita, sarà altrettanto facile». Il venditore Ferreira mi chiede quale iPad ho intenzione di acquistare. «Il più a buon mercato», rispondo. «Me l’ha ordinato il dottore, voglio dire il mio giornale. Non vedo l’ora di provare questa medicina», scherzo. Sullo schermo del mini-Pos dove Ferreira ha inserito la mia carta di credito, emerge il mio profilo: indirizzo, e mail, numero di telefono. «Sono schedata», penso. «Due mesi fa ho acquistato un iTouch per mio figlio Simon». Non faccio in tempo a chiedere la ricevuta che è già spuntata sull’e mail del mio blackberry. Dimenticavo che l’Apple non usa carta e guardando il mio meraviglioso fagottino non posso fare a meno di pensare a tutte le foreste salvate da Steve Jobs. Corro in ufficio a provare il mio nuovo giocattolo, certa che salverà anche la mia professione, poiché leggere il Corriere della Sera da oggi sarà molto più facile e divertente.

Fonte: www.corriere.it


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